domenica 28 marzo 2010

L'ansia insidia l'intelletto

Molti esperimenti hanno dimostrato che, uno stato di agitazione instaurato prima di una attività cognitiva ne inficia profondamente i risultati. Tutto questo a prescindere dal quoziente intellettivo di chi esegue l'attività in questione. È in questo senso che l'ansia insidia l'intelletto.

Ci sono alcuni semplici suggerimenti per sciogliere l'assedio. Il primo è quello di mettere o mettersi a proprio agio prima dell'attività cognitiva: spesso bastano 15 minuti di distrazione.
Il secondo è quello di ridere: ride predispone bene, sciogle le tensioni e facilita la creatività combattendo la fissità funzionale.

martedì 23 marzo 2010

martedì 23 febbraio 2010

Ipomania

«Un leggero stato di esaltazione»
Quanti di noi hanno provato che, un appropriato stato di ansia prima di un'attività importante, aiuta a meglio completare il nostro compito?
Se si potesse disegnare su un grafico la relazione tra ansia e prestazioni, vedremo una U rovesciata: per bassi livelli di ansia, le prestazioni sono scarse perché siamo troppo poco motivati; per alti livelli di ansia sia hanno ancora scarse prestazioni per i motivi che abbiamo già visto; esiste poi la zona di ipomania dove le prestazioni sono al massimo.

Impariamo per questo motivo a riconoscere la zona di ipomania che ci riguarda personalmente e che riguarda le persone che ci stanno intorno.

venerdì 19 febbraio 2010

Il test della caramella

«La capacità di frenare i propri impulsi è alla base di moltissimi sforzi dell'adulto, dal mettersi a dieta al prendere la laurea in medicina.» [p. 108]
Goleman descrive un test molto semplice, ma capace di rivelare molto della personalità di un individuo. Il test è rivolto a bambini di quattro anni circa; consiste nell'offrire una caramella da mangiare subito o due da mangiare dopo l'espletamento di una semplice mansione. La prima caramella deve essere ben in vista e fonte di desiderio.
Solo se il bimbo sarà in grado di controllare i propri impulsi - non mangiare subito la caramella - potrà accedere ad un premio maggiore - mangiare dopo due caramelle.

Questo test è molto significativo, perché in grado di rivelare le future potenzialità dell'individuo adulto. Alcuni studi sembrano indicare la maggiore attendibilità di questo test rispetto al classico QI.

mercoledì 10 febbraio 2010

I limiti della nostra capacità

«Nella misura in cui le emozioni intralciano o potenziano le nostre capacità di pensare, di fare progetti, di risolvere problemi, di sottoporci a un addestramento in vista di un obiettivo lontano, e altre ancora, esse non fanno che definire i limiti della nostra capacità di usare abilità mentali innate, e pertanto determinano il nostro successo nella vita. Ancora, nella misura in cui le nostre emozioni sono motivate da sentimenti di entusiasmo e di piacere - o anche da un grado ottimale di ansia - sono proprio tali sentimenti a spingerci verso la realizzazione. In questo senso, l'intelligenza emotiva è un'abilità fondamentale che influenza profondamente tutte le altre, di volta in volta facilitandone l'espressione, o interferendo con esse.»

p. 106

venerdì 5 febbraio 2010

Memoria di lavoro

«[...] gli scienzati cognitivi chiamano "memoria di lavoro" [...] l'abilità di tenere a mente tutte le informazioni rilevanti per portare a termine ciò a cui ci stiamo dedicando.»

È proprio la memoria di lavoro ad andare in tilt quando, in preda a rapimenti emotivi, non riusciamo più neanche nelle più elementari attività. La parete frontale del cervello è la sede della memoria di lavoro; ed proprio questa zona del cervello ad essere sovraccaricata quando siamo preda di un rapimento emotivo.

giovedì 4 febbraio 2010

Repressori

«[...]individui che abitualmente e automaticamente sembrano cancellare dalla propria consapevolezza ogni turbamento emotivo.»
«Costoro sono talmente bravi a tamponare i propri sentimenti negativi da non essere nemmeno consapevoli della negatività. Invece di chiamarli "repressori", come fanno comunemente i ricercatori, un'espressione più adatta potrebbe essere imperturbabili.»

I repressori, gli imperturbabili, sono probabilmente un buon modello di personalità capace di controllare i propri sentimenti.

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